Uno che va...

Lungo il mio cammino...
Quel barlume di indicazione stradale della quale uno, si cioè chicchessia ha la necessità, forse solo apparente di aver bisogno per poter trascorrere il suo cammino...
Sempre in quello stagno che tanto agogno...
Sono una persona molto razionale...
è una giornata molto calda, di quelle che qui dove mi trovo adesso è la regola, si cioè oggi il clima è cambiato sotto molti aspetti ma nella realtà qui fino a gennaio si sta con la felpa... bellissimo, penso io, ed ecco che arriva con la sua aria sbarazzina, nonostante che dopo due chiacchiere criptiche, durante le quali ci si nascondeva a vicenda facendo finta di dimostrare all'altro che si è liberi da vincoli immaginariamente facenti parte di tutto quello che si è, le rispondo di avere quarant'anni e, a sua richiesta, dichiaro di pensare che anche lei ne ha una quarantina...
si da una sistemata ai capelli, guardandosi nello specchietto retrovisore, mi guarda ed accenna quel che ora è diventato, nel momento in cui ci ripenso, spinta verso un sorriso spontaneo e leale...
rientra e mi fa annusare una serie di odori tra i quali ha scelto un profumo... ce n'è uno che è completamente assordante... lei prova a farmelo annusare ancora, io in maniera molto serena e distesa faccio un gesto, ringraziando, che dimostra chiaramente la mia non intenzione di continuare a mettere e sfiorare, come ancora era successo durante il tempo che abbiamo trascorso insieme, la mia epidermide alla sua che era già stata, penso e ritengo in base alla mia foga di egocentrismo, per entrambi esperienza sensazionale ma che al contrario che nell'adolescenza non ha bisogno di essere perpetrata nel tempo... se ha fatto a lei quello che ha fatto a me ricapiterà di sfiorarsi, prima che lei abbia da fare con il direttore, si il grande capo del quale io penso dopo una chiacchierata pomeridiana lei non abbia bisogno come l'altra mia musa della quale ora inizio a raccontare per il suo carisma e prepotenza con la quale indissolubilmente è entrata anche lei nella mia vita...
Ogni volta che mi ci trovo a stare anche solo per qualche giorno... è là che sempre in maniera, forse anche inevitabile ritrovo i suoi occhi, porta d'accesso al mio mondo fantastico, quel fantastico che nasce e cresce, si disegna, prende forma nella mia mente matta, svitata...
Sono giorni che ci penso e mi rendo conto che è il frutto di un'attrazione senza precedenti che non ha mai avuto eguali durante lo svolgersi delle mie giornate...
poi, raggiunto un incrocio che nulla aveva da dividere se non due o tre o forse anche quattro direzioni, mi sono reso conto della vacuità di quel rapporto sul quale avevo favoleggiato allegramente tra me e me e che con non molta fatica avevo visto nella sua rappresentazione avvicinarsi; tanto arrivare si, talmente tanto da non essere quasi percepito per quello che in realtà altro non è che un utilizzo ai fini della prosecuzione dell'autopersuasione...
E lei con molta noncuranza di quello che era stata la personale, mia lotta, nel cercare di non pensare a lei in quei momenti estivi colorati di odori montani, lontani dai ricordi che avvolgono mio malgrado, si palesò, e se per dirla meglio forse sarebbe più corretto s'impose alla mia attenzione... là dove io ero intenzionato a non curarmi della sua sempre, fino a quel momento prepotente presenza colorata allo stesso tempo di tinte nuove come se mi si svelasse agli occhi un paesaggio di colori inversi... nuovo...
E' una continua rincorsa verso qualcosa che sembra inizialmente raggiunta ed una volta sfiorata con le mani, con le sensazioni del tatto mi accorgo che sta allontanandosi e spesso neanche con la cognizione di una direzione, ossia sembra quasi essere arrivati ad un punto e nel momento in cui i sensi di entrambi sembrano essere stati sollecitati verso quell'unione naturale dei corpi, avviene... non mi spiego il perché di un qualcosa che di cuonseguenza immediata ci fa allontanare e quasi scappare una fuga verso lidi diversi ma quando li si raggiunge ci si accorge che nulla può essere come lei...
Eravamo lì, qualcuno ha detto
E' un anno che è morto Michel Jakson...
E loro ignari di essere caduti nella frustrazione di quello che rappresenta la loro quotidianità, volta allo scopo di annullare le proprie personalità... svuotarli di quello che costituisce le loro personali essenze... dicono, in coro...
E' già passato un anno?
Stupiti della velocità con la quale hanno vissuto questo ultimo, loro – e non di altri – tempo compresso nella convenzione di un anno...
Un insieme di lucine sole nel silenzio che le avvolge... sono passati quanti giorni? Ma forse tre è normale non sentirla per tre giorni ma devo scriverglielo, è come una droga ho bisogno, ne sento la necessità...
Nata così, sembrava uno scherzo e sono passati più di tre mesi, forse quattro da quando mi sfiorava le mani e cercava il mio braccio, era certamente primavera... non so neanche come sia accaduto che mi trovo qui, sul treno dopo una serata di quelle che mi fanno riflettere su quello che sto facendo... l'unica nota positiva nella sinfonia che compone la colonna sonora degli ultimi tempi mi sembra proprio che sia solo ed unicamente lei...
Sono le 24.00 ed ho dovuto scomodare mio padre per poter tornare a casa e mettermi a letto... solo, con il suo respiro ed il suo odore che inizia ormai a farsi sentire...
Ma non volevo scrivere d'amore che è soggetto di quanto detto fino ora.
Mi scusi sa dirmi che ore sono?
Ero lì, seduto in un qualche dove che pensavo di averne abbandonato da molto, anzi moltissimo tempo l'uso, ma, alla fine, non posso saperlo se è tanto che non uso l'orologio...
Il tempo: l'ossessione di una vita, la riflessione ricorrente per l'arco di un'intera vita durante la quale pensi ma a cosa serve il tempo, chi lo avrà inventato e ti lanci all'acquisto di tutto ciò che in maniera del tutto spontanea ti porta al monitoraggo di ciò che per natura tu limiteresti con lo stimolo o meno del sonno...
- ciao come va? Da quanto tempo... e, ma non sei mica cambiata per nulla!
- già
- cosa fai?
- bah solito, mi sono sposata ho 2 bambini e continuo a vivere separata da loro, sai, il lavoro...
- vero, se non sbaglio i tuoi stanno a Novi e tu lavori a Milano ma ti fermi a dormire a Pavia...
- esatto ancora questa la situazione, nulla di nuovo te l'ho detto...
- lavoro, lavoro ed ancora lavoro: da noi è un po' che non si va avanti, non funziona niente, sembriamo schiavi... fare fare ed ancora fare...
- ma sai che hai ragione arriveremo alla pensione così...
Questi luoghi e suoni che corrono nelle scatole di ferro proiettate in un futuro immanente destinato a non mutare, concepito così, programmato su ogni individuo ormai sconfitto dalla sopraffazione del sapere di poter comprare, andare e soprattutto, chiaramente avere ed ancora avere, lasciando stare il semplice ed economico fare, non basta, bisogna fare tutto ma proprio tutto, quello che fanno tutti. Poche le voci fuori da questo coro che nelle sue note fuori tono fa la sua armonia, la conferma della sua robustezza è questa musica fatta di suoni striduli, colpi violenti o fracassi inauditi, capaci già nel loro concepimento di assolvere alla funzione di inibitori di percezione, tutto continua a scorrere, come un fiume, verso la foce: le nostre città.
Centri urbani, ispirati nella loro concezione all'Urbe, quella perfetta e per questo assoluta, indistruttibile, dalle altissime mura contenitricche che continuano a contenere bacini enormi di tracotanza straboccante, soverchiante...
- scusi, guardi che nel compartimento più avanti c'è una signora che occupa, da sola, tre sedili, è normale?
- no, certo che no ma cosa posso fare, si mette li tutte le mattine, apparecchia il suo giaciglio, paga il biglietto e si mette a dormire... se va nella prima carrozza trova uno che occupa 4 posti con una sdraio...
Quindi le regole esistono solo per chi le osserva e non a regolamentazione di una società in movimento... dinamicamente proiettata verso un progredire continuo, ovvero da un luogo ad un altro, senza potersi fermare se non facendo sfiorare i confini di una crisi economica sempre latente e proclamata a tutta voce da chi per primo ne avverte i sintomi...
E' chiaro, sono proprio loro quelli che per primi riescono a percepire questo genere di problematiche sociali, sono loro che avvertono il malcontento delle masse di persone che non si cambiano più d'abito, non comprano più scarpe o attrezzature sportive piuttosto che lampadari e mobili, macchine e motociclette, magari solo perché seguendo le indicazioni di un nonno avveduto si sono sempre lasciati attrarre dalla qualità, quella che si sente con l'olfatto e tutti gli altri sensi che se non ancora inibiti da adesivi e bombolette spray funzionano dirigendo le scelte meglio dei cartellini variopinti e distinti che le grandi case adottano a tutti i livelli per promuovere la vita, la sola vita e non quella che pur non rintanandosi nei piccoli centri o dietro le false giustificazioni di un'agricoltura moderna ed intrisa di progresso, galleggia allegramente in ogni dove lasciandosi cullare dal saper godere di quel che si può fare senza dover necessariamente pagare per il solo gusto di poterlo liberamente fare...
Tutto intorno campagna... non ci muoviamo, fermi nella scatola di ferro che oggi, come non mai è fresca, larga e c'è aria. Tanti come noi stanchi esausti impediscono il proseguimento del nostro divenire, hanno preso una decisione: proviamo ad imporci causiamo un'interruzione, rompiamo la catena che caratterizza la nostra esistenza, illudiamoci per un attimo di poter dire basta, facciamo si che le cose cambino...
- scusi può avvisare Paolo della 2B che arriverò con un ritardo pazzesco? Grazie...
- no è che è tutto bloccato ed io non riesco a raggiungervi in tempo... - non voglio abbandonare la mia classe nella quale pascolano i miei compagni di viaggio di domani -
Tutto, anche questo che rappresenta una sfumatura non intonata della sinfonia quotidiana, rientra nel sistema armonico di questo divenire sempre più caotico, anche perché nonostante l'impegno strenuo delle Forze dell'Ordine che hanno appunto il compito di tener in ordine quello che per sua natura non sarebbe teso ad assumere forme rigide perché per sua naturalissima conformazione plastico, ha deciso, oggi e non ieri o domani bensì oggi, di dire stop, provo ad impormi e vediamo cosa succede.
Certo è un modo, un tentativo non certo destinato a riuscire nel suo intento o quantomeno capace di cambiare un meccanismo nato per funzionare fin tanto che esistono queste stonature, queste interruzioni e soprattutto le ineliminabili opposizioni nei confronti delle quali si sentono attratti, subito, nei primordi della loro evoluzioni le menti avverse e per natura recalcitranti, quelle che pensano in maniera istintiva al senso di libertà e che in questo percorso indispensabile di evoluzione ne cercano la collocazione...
E' proprio questo il momento in cui se non completamente sprovveduti o eccessivamente “stonati” si percepisce che l'esistenza e soprattutto la persistenza di questo stato di cose che è quello che in maniera ineluttabile avvolge le vite, si, tutti noi anche solo per il fatto di essere nati, si regge e riesce a sopravvivere oltre il sintomo di tempo.
Era lei, lo sapevo, dal momento in cui la vidi e le dissi: tu chi sei?
Lei rispose, allegra con il suo sorriso sarcastico che poi conoscendola mi resi conto essere una delle sue più attraenti caratteristiche, aspetto che con l'andar del tempo è diventato il mio riferimento alla sua entità... era ormai chiaro, perlomeno a me, anzi direi forse solo a me, che la nostra relazione non era un legame nato per amicizia o mosso da un sentimento di attrazione sessuale, era qualcosa di più, germogliato come i fiori a primavera dallo sfiorarsi della punta delle dita in un momento dedicato intellettualmente ad altro, spinto da qualcosa che sembrava alimentare la mia sopportazione nei suoi confronti e viceversa. Si, ecco, forse è ora, alla luce di qualche chiacchiera e di qualche passeggiata, anche sotto acqua battente, voglio dire, sfidando anche le forze della natura, non contro di lei ma solo spingendoci, insieme, al confine delle potenzialità delle nostre esistenze umane, alla ricerca di quello che all'unisono solo con altri individui, come te, si riesce a raggiungere quella sensazione che ai soldati si fa presto dimenticare la propria individualità proiettata all'esterno verso quell'orizzonte il raggiungimento del quale non può certamente essere la conclusione ma punto d'arrivo per poi trasformarsi, nel preciso istante in cui lo si punta in trampolino che proietta verso un nuovo aspetto del tutto.
- certo è stato difficile dirglielo, non è sicuramente la persona più incline a cambiare idea...
- e come hai fatto?
- come sempre: proponendo la verità, nuda e assolutamente spoglia di tutti i fronzoli per farla apparire bella anche quando non lo è...
Passi, si tanti passi per camminare verso nessun fine ma tenendo presente il puro piacere di sentire il suono della sua voce, quegl'occhi che continuano a guardarti, alternando la loro espressione fra indagatoria e curiosa di sapere se quello che stai dicendo corrisponde a verità, sempre anche in questo che mi sembra essere il mio amore, capita spesso di mettere in discussione il proprio essere se stessi il proprio modo di fare, alla fine nulla può supplire a quella necessità della sua assenza quando non c'è, quando si allontana e senti che il suo allontanarsi provoca in te nello stesso momento in cui avviene quella sensazione di forte disagio quasi pari a quando la vedi all'inizio della giornata o forse no.
No decisamente no, semplicemente perchè quando arriva in te è festa quando la saluti e senti il rumore delle sue labbra che lanciano un bacetto che tu speri essere diretto alla remota speranza che tu riesca ad abbattere quel muro che ormai solido hai innalzato fra te e loro. Vorrei che così possa non essere ma mio malgrado, sempre più fortemente mi trovo a percorrere gli stessi vicoli le stesse strettoie tutto quanto...
E' lei io mi ostino ma... é lei assolutamente lei...


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